Adoro cucinare, mi rilassa e mi fa trovare la pace dei sensi. Inoltre amo l'aspetto conviviale che il cibo regala. Non trovate anche voi che ritrovarsi con amici o parenti intorno ad una tavola ben imbandita sia un momento di vera aggregazione?
Innanzi tutto va detto che io nasco in una famiglia con tre donne (mamma e nonne) bravissime in cucina ed ognuna esperta in un settore diverso; tre donne di estrazioni sociali diverse ma tutte legate alla loro terra ed ai sapori stagionali. Pertanto imparare da queste donne è stato un dono impagabile fatto alla mia anima! Purtroppo si pensa sempre che la vita sia eterna e non ci rendiamo conto del patrimonio culturale che abbiamo nelle nostre case e molte ricette vanno perdute lasciando oltre ad un bellissimo ricordo anche il vuoto di quel sapore che potrebbe rievocarlo.
Con la maturità (più o meno) e con l'accrescersi della mia passione per la cucina ho imparato ad osservare di più, a chiedere di più ed a partecipare più attivamente alla realizzazione dei piatti tradizionali della mia famiglia proprio perchè possano essere tramandati. E' vero che i piatti della tradizione sono sacri e le ricette molto spesso sono depositate quasi fossero trattati scientifici ma la realtà è che ogni piatto è diverso da casa a casa, da zona a zona proprio perchè si disponeva di risorse diverse, di ricchezze diverse. Così ogni ricetta tradizionale o meno è stata in parte modificata a seconda delle esigenze della singola famiglia. Pertanto la ricetta della piadina romagnola è standard ma le dosi (che spesso sentirete dire "io vado un po' ad occhio") sono differenti da famiglia a famiglia; ecco perchè io sono così legata alle ricette della MIA famiglia.
Un'altro aspetto per cui devo ringraziare queste due generazioni di donne è che, per quanto siano tutte donne di altri tempi legate alle tradizioni, non si sono mai tirate indietro alle novità o alle sperimentazioni (a volte anche solo per errore, a volte con delle scoperte impareggiabile e a volte con delle catastrofi ancora memorabili).
La parte che più mi distingue da loro attinge proprio da quest'aspetto. Infatti io, più di loro, amo sperimentare cucine estere o non proprio della mia regione. Per quanto io detesti da sempre la geografia credo che la tavola sia il metodo più completo di studiare un territorio.
Reperire i prodotti non è sempre facile anche se la grande distribuzione oggi giorno ci viene molto incontro ma anche questo è un aspetto che ci permette di trovare alternative e di sperimentare. Inoltre la vita frenetica di oggi non è certo quella delle nostre nonne (che assolutamente non lavoravano meno di noi che si sappia bene) che era scandita dalle varie fasi della giornata per cui c'era tutto il tempo per dedicarsi alla casa e alla cucina. Sempre la grande distribuzione ci permette di ottenere preparati o basi per le nostre ricette già pronti all'uso ma spesso la qualità viene deteriorata da conservanti e coloranti o additivi. L'ideale sarebbe trovare il giusto mix e la giusta organizzazione.
Da qui nasce l'idea di questa nuova rubrica mensile: #ProjectMeCucina.
Mi piacerebbe condividere le ricette che si possono gustare alla tavola della mia famiglia, le furbate che mi permettono di velocizzare certe preparazioni, l'utilizzo delle verdure stagionali che l'orto del mio papà regala in quantità industriali. Non sarà una rubrica dedita alla dieta sana o vegana o poco ricca di grassi. Sarà una rubrica che comprenderà il mio mondo al completo, fatto di confort food, di cibo dei sensi, a volte di cibi sani e a volte di cibo che non andrebbe nemmeno nominato. Del resto sono una persona che ama la cucina in ogni sua forma per cui, come per ogni cosa con la giusta ponderazione, si può attingere e gustare ogni ricetta. Inoltre lungi da me elevarmi a cuoca o ad esperta di alimentazione. Non vuole essere una rubrica che insegna nulla a nessuno ma solo una rubrica per condividere la mia passione per il cibo.
Commenti
Posta un commento